Linguaggio inclusivo: politically correct o nuova strategia d’engagement?

Paolo Salerno Digital Copywriter
Dottore o dottoressa? Benvenuto, benvenuti o benvenut*? E lo schwa? Si deve usare, si può usare o meglio evitare?

Dubbi legittimi, perché quelle che una volta erano semplici sfumature della lingua oggi sono nodi sempre più centrali della comunicazione, a tutti i livelli e di ogni natura, soprattutto se ne parliamo in ambito digitale.

In un’epoca di identità fluide e soggettività sempre più definite, il linguaggio – visivo, testuale o semplicemente suggerito, come avviene per i registri cromatici – diventa uno strumento eccezionale, che permette non solo di disegnare nuovi mondi di significazione, ma anche di renderli reali e, soprattutto, attrarli. Ottime notizie per chi, come noi, si occupa di dare voce alle aziende online. Mai come in questo momento, infatti, la lingua è in grado di ridefinire le strategie del marketing digitale.

COMPRO, DUNQUE SONO

E mai come in questo momento è necessario reinventarle.

Possiamo, infatti, avere tutto, e possiamo averlo subito, bastano un click e una carta di credito. È il digitale, bellezza. Nell’universo sconfinato della vendita online, degli e-commerce specializzati e delle app click & buycompriamo tutto, compriamo di più e, spesso, a scatola chiusa.

L’offerta è sempre più ampia, i bisogni da soddisfare, però, limitati e la domanda si satura in fretta. È per questo che le aziende riflettono sui valori da associare al proprio brand, valori in cui è possibile riconoscersi e che ci fanno preferire un prodotto a discapito di un altro. Tra questi valori, oggi, ci siamo anche noi o, meglio, c’è la nostra soggettività.

Love me, profile me

Siamo una buyer persona sempre più definita e profilata, dalle abitudini di consumo all’identità di genere, dalla musica che preferiamo alle scelte ideologiche e politiche, fino alla percezione che abbiamo dell’altro. 

In questa nuova costruzione del sé, nella quale cultura, società e mercato coincidono, la scelta di un linguaggio inclusivo è fondamentale, perché è proprio il linguaggio che ci identifica e ci legittima. 

Una digital strategy inclusive oriented

Nello studio di una corretta strategia di comunicazione digitale a servizio di un brand è per questo indispensabile considerare tutte le potenzialità inclusive della lingua, non solo per evitare discriminazioni – parlare, oggi, di “Festa” e non di “Giornata internazionale” della donna può dare origine a ferocissimi flame su ogni social wall, giusto per fare un esempio – ma anche per rivolgersi con efficacia alla fascia di utenza più adatta e ottenere un engagement migliore, costruire community più autentiche e reattive, definire una awareness ancora più chiara del marchio. 

Essere inclusivi vuol dire comunicare bene

Non è semplice: l’utilizzo di un linguaggio inclusivo è funzionale e virtuoso solo se coinvolge tutti i touchpoint digital inclusi nella nostra strategia, in maniera organica e coerente, modulandone ogni azione e contenuto.

Copy, CTA, toni di voce, perfino tematiche editoriali, ambassador, social media management e customer care dovrebbero rispettare i principi di un linguaggio di comunicazione inclusive ed equilibrato. 

Tutto questo per creare un legame ancora più forte – e autentico – con ogni utente, per essere più coinvolgenti ed efficaci. O, se vogliamo, per fare meglio il nostro lavoro

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