Press office e media relation: dove si costruisce la reputazione dell’azienda e dell’impresa cliente

Francesca Rossi Lunich Senior Press Office & Media Relation Account

Il 3 maggio scorso si è celebrata la Giornata Internazionale della Libertà di Stampa, un’occasione - oggi più che mai - importante per riflettere sui principi in difesa della libertà di parola, del pluralismo informativo e dell’indipendenza dei media.

Per me, che mi occupo da più anni di Relazioni Pubbliche e ufficio stampa, è anche un momento per considerare il ruolo fondamentale che hanno i media nella formazione dell’opinione pubblica, nella creazione della percezione della realtà e nello sviluppo della reputazione delle imprese.

 

Quando ho iniziato a lavorare, diversi anni fa, avevo a che fare soprattutto con i redattori e caporedattori della carta stampata, della radio e della tv: si coltivava davvero una relazione con i giornalisti perché potessero scrivere del nostro evento o prodotto. L'ufficio stampa era il monitoraggio delle notizie sui giornali: non solo quelle relative ai comunicati che inviavamo, ma anche alle tendenze e ai temi di attualità, che potevano divenire spunti o proposte di interventi per i nostri clienti.

Oggi, nell’era della comunicazione digitale, dei social media, e anche delle fake news, e dove la “democratizzazione” della rete consente ad ogni utente di mettersi alla pari con un giornalista, un copywriter o un fotografo, mi chiedo se le media relation abbiano ancora un ruolo strategico nella comunicazione d’impresa oppure se siano da declassare a un ruolo di secondaria importanza. La risposta è - oggi più che mai - una soltanto: le media relation sono e rimangono di fondamentale importanza. Per l’impresa e per la stessa opinione pubblica.

Per mia fortuna, sono qui a scriverne e la domanda può suonare retorica. Personalmente, ritengo che le RP e l’ufficio stampa siano, oggi più che mai, un’attività nevralgica per le organizzazioni nella misura in cui il ruolo del professionista sia cresciuto e si sia evoluto in questi anni. Perché alla produzione e pubblicazione dei contenuti, si sono aggiunte la condivisione e l’interazione, e l’acronimo PR o RP è progredito in digital PR.

Per me oggi l’importante non è più solo se scriveranno dell’evento o del prodotto, ma è generare una “esperienza” positiva in modo che non solo i giornalisti, ma anche i blogger, i social influencer e gli ambassador, soprattutto interni quali dipendenti e collaboratori, ne lascino traccia in rete, facendo passaparola. Nella variegata diversificazione dei media e degli interlocutori di riferimento, il denominatore comune resta lo stesso: la relazione con le persone. E in questa relazione, la chiave è proprio il professionista, che conosce le nuove regole e coinvolge tutti i soggetti influenti. 

Perciò, se l’ufficio stampa “vecchia maniera” fatto col telefono e i ritagli, con i comunicati inviati via fax e le grandi conferenze è da considerarsi obsoleto, la professionalità e le competenze evolute sono più vive che mai e devono essere messe al centro dell’attività di comunicazione.

Parliamo quindi di sensibilità “per” la notizia, e di capacità di costruzione di relazioni con interlocutori diversi, di analisi dei loro bisogni per poter comporre messaggi e contenuti interessanti e appropriati per ciascuno di essi. Per tutto questo, l’ufficio stampa e le media relation sono e resteranno, per molto tempo ancora un caposaldo fondamentale della comunicazione strategica, il luogo dove si costruiscono e si diffondono - e alle volte si difendono - con la massima efficacia i valori e la reputazione di un’azienda.

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